L'eros

Eros e thanatos

Le due facce dell'amore

a cura di Veronica Pozzi

mirandolina

L'amore non è bello se non è litigarello. Nella saggezza popolare tradotta in proverbi, talvolta, vi sta un fondo di verità. L'amore ha due facce, ma di solito ne ricordiamo soltanto una e lo associamo istantaneamente a sorrisi, effusioni, famiglia, condivisione, complicità.

Ma in realtà l'amore è molto più di tutto questo. Per alcuni diventa un percorso di vita insieme, di crescita individuale e di creazione di un nuovo nucleo famigliare. Ma alcune volte l'amore disincanta e fa male. Il cuore duole perché non siamo accettati dal nostro partner o non ci sentiamo compresi. E continuiamo a vagare, come una goccia d'acqua nel deserto.
Gli antichi Greci associavano Eros, il bel Dio dell'amore fisico, del desiderio e della passione, a Thanatos, Dio della morte. E l'associazione è continuata nel corso della filosofia, a ricordarci, forse, le due facce dell'amore che continuano talvolta a sfuggirci.
Il teatro è pieno di amori impossibili o di amori affascinanti quanto proibiti. Come la letteratura, anche la scena teatrale ha sempre parlato di amori predestinati, di amori concordati o contrastati dai genitori. In fondo, non è nulla di più di una trasposizione di ciò che è sempre accaduto e accade nella vita quotidiana, resa talvolta attraverso le lenti dell'ironia o tal altre con l'empatia di versi tragici.
Appena si dice teatro e amore, la mente va subito all'indirizzo di Romeo e Giulietta. Un amore così struggente, un amore che veramente si è tramutato in morte. Un sentimento forte quanto odiato. Che univa i due innamorati ma separava ancora di più le famiglie. Oppure univa i due amanti proprio perché osteggiato da ambo le fazioni familiari. L'intreccio mi ricorda alcune storie vere, che accadono ancora oggi in varie parte d'Italia, forse frutto di un'incomprensione fra genitori e figli e di una prolungata ribellione adolescenziale agli schemi della famiglia.
Ma, l'amore, come si è detto, ha più sfaccettature. Fra cui anche la sfera fisica: ci sono attualmente sui palchi milanesi alcuni spettacoli che ben ironizzano alcuni misunderstandings che le coppie incontrano sotto le lenzuola. Al di là dei cliché in cui ogni tanto si cade ancora, per affrontare quest'argomento insieme trito e ritrito ma sempre fonte di stuzzicante curiosità sono state trovate soluzioni teatrali moderne sia nella scenografia che nei testi, alcuni inediti. Un modo, magari, per ridere con il proprio partner inseguendo un'armonia serena che va oltre l'aspetto fisico.
Ad ogni modo, l'amore, è un'arma pungente. E chi se la sa giocare bene ha sempre il coltello dalla parte del manico. Pensiamo alla Mirandolina del Goldoni, ricordiamo già cacciato da Pavia perché, da vero viveur, fu prima amante e poi poeta che ha decantato le doti di alcune signorotte pavesi i cui mariti o padri non hanno gradito le poesie, figuriamoci il resto. Mirandolina continua con le sue moine, continua ad affascinare, a far credere, ma non si concede mai. Estorce soldi agli avventori della sua locanda ma finisce per sposare il servo Fabrizio, scegliendo un amore sicuro, un uomo che le dia sicurezza e che è certa la ami per quello che è e non per quello che mostra.
E che dire dell'Arlecchino di Soleri? Che, in fatto di amore, intrallazzava di soppiatto con la cameriera, sua pari nella scala sociale così importante all'epoca. Durante la commedia non perde occasione per scambiare con lei dolci effusioni, interrotte il più delle volte dall'arrivo dei padroni di uno dei due.
Un amore quindi, anche nel teatro, che sa convincere. O un amore che non convince sin dall'inizio, per come è nato. Forzato, maltrattato, sottovalutato. Oppure rincorso e poi di colpo abbandonato.
Ma l'amore è solo fra due persone? È possibile solo fra un uomo e una donna adulti o anche i bambini amano? Anche i figli amano? Sì, anche quello verso un padre o una madre è un amore. È frutto dell'amore che hanno riversato su di noi le coccole materne e il papà che ci alzava sulle sue spalle. Ma, purtroppo, nemmeno questo tipo di amore è scontato e sicuro. In alcuni casi viene negato o, in pochi altri, rifiutato. È la Thanatos che ritorna imperante nel corso dell'umanità.
Anche il rapporto affettivo fra genitori e figli non è sempre tutto rose e fiori. Alcune volte è complicato da gestire. Di questa difficoltà ne abbiamo una trasposizione teatrale attraverso le note del musical attualmente in tour in Italia "Siddharta". Nato dalla collaborazione fra la regista Isabella Biffi e il convalligiano Fabio Codega che si è occupato delle musiche, Siddharta ci mostra un ragazzo troppo amato dai genitori, che per non ferirlo lo fanno vivere in un contesto ovattato dove la morte e la sofferenza non esistono. Genitori che vedono crescere il loro figlio, che non chiede altro di essere lasciato libero di esplorare il mondo con i propri occhi. È un figlio che hanno cresciuto in base al proprio sistema di valori, ma che ora ne sta reclamando uno suo. E la stessa dolorosa scelta, di lasciare il proprio figlio libero di crescere, toccherà al Siddharta adulto.
Nel rapporto genitori-figli si attraversa poi una fase di disincanto, che si intravede anche nel musical. Un momento in cui si cresce e ci si accorge che i genitori non sono come li avevamo sempre visti. Non sono più giovani, non sono onnipotenti. Nostra madre ha dei momenti di sconforto e nostro padre non è un supereroe dotato di poteri fantastici come pensavamo da piccoli, quando lo guardavamo dal nostro mezzo metro di altezza attendendo risposte e speranze che puntuali sapevamo sarebbero arrivate.
Ma l'amore per un figlio, quando c'è, è infinito. E segue sempre. Se l'altro amore lascia, quello di un genitore non lascia mai. Quante sono le madri che vanno in carcere a trovare i figli reclusi, che si fanno un viaggio da un capo all'altro dell'Italia a ottant'anni? E quante sono le mogli che chiedono la separazione? Quante sono le famiglie, fra persone libere, che si dividono? Rientra tutto nel gioco dell'amore. Ma se non si corresse questo rischio si rischierebbe di perdere troppo.

 

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