L’inferno

Recitiamo un requiem!

Strada a senso unico

di Egidio Missarelli

Karina Puente

Le città invisibili di Calvino illustrate da Karina Puente

L’inferno come sostanza d’intelligenza cosmica e come estrema nescienza umana

«L'inferno dei viventi... è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continuo: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio».
Italo Calvino, Le città invisibili

«Guardando Hitler così da vicino, potremmo lasciarci sfuggire il demonio che è accanto a noi. Ogni giorno, multinazionali e apparati statali senza volto prendono decisioni che sconvolgono intere collettività, rovinano centinaia di famiglie e distruggono la natura. Ci sono psicopatici che si accaparrano il favore delle folle e vincono le elezioni… Chiunque salga in alto in un mondo che venera il successo dovrebbe riuscire sospetto, perché questa è l'età della psicopatia».
James Hillman, Il codice dell'anima

 

Ci tocca constatare, a malincuore, la fine della creatività culturale. Recitiamo un requiem! Lentamente è morta: nei circuiti elettronici, nei campi elettromagnetici, nei codici dei quali si sono perse le tracce e nella vuota astrazione, per esempio. Quindi, strada a senso unico: automi transumani, inconsce prede della 'Bestia a due corna', di Francesco Bacone, a breve di computer quantistici, e infraumani, inconsce prede del re dei mondi, falsa luce e rapace che si nutre d’odio e genitali.

Quella combustione cerebrale che madre Natura destina a riparare lo scheletro, finisce là, dietro la Luna, materia di consistenza sognante, antico-lunare, alla stregua di Orlando che perde il senno:
«Era come un liquor suttile e molle,
atto a esalar, se non si tien ben chiuso…
e fu da l'altre conosciuta, quando
avea scritto di fuor: Senno d'Orlando».
Astolfo il viaggio lo compie, come Dante, come Faust.

La cultura è morta: dietro le cattedre, nelle moderne cattedrali e laboratori. La canzone di Noemi riecheggia Amleto:
«Sono solo parole, parole, parole», mentre Leopardi era consapevole della realtà, ne intuiva la portata cosmica nel suo Inno ad Arimane:
«Re delle cose, autor del mondo, arcana
Malvagità, sommo potere e somma
Intelligenza, eterno
Dator de’ mali e reggitor del moto,
io non so se questo ti faccia felice, ma mira e godi, contemplando eterno…
Ma tu sei Arimane.
Taccio le tempeste, le pesti, tuoi doni, che altro non sai donare.
Tu dai gli ardori e i ghiacci e il mondo delira cercando nuovi ordini e leggi e spera perfezione.
Ma l’opra tua rimane immutabile, perché natura dell’uomo sempre regneranno l’ardimento e l’inganno, e la sincerità e la modestia resteranno indietro, e la fortuna sarà nemica al valore, e il merito non sarà buono a farsi largo, e il giusto e il debole sarà oppresso.
Vivi, Arimane e trionfi, e sempre trionferai»…

Inno oggi inconsciamente recitato nella quotidianità da tutti. Arimane nelle vesti di Dio o della Tecnologia o del Denaro: poco importa come viene chiamato! Ciò che conta è la devozione, la venerazione tributatagli in ogni pensiero, sentimento e opera, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno.

Mi colloco fuori centro, nel paradosso di un centro periferico, un centro di vero iperuranico potere di Luce, con veri amici dal cuore saldo e puro che son lì per me e gli altri ed io per loro: strategia accorta e astuta perché lì vien tolta qualsiasi influenza nefasta e si può cominciare a costruire, a creare la nuova cultura del futuro come Arte dell’Io. È un’attenzione vigile, etica, avviata verso la nuova tecnologia eterico-morale di cui Keely fu precursore, che non va mai in vacanza perché lo è già: dalle energie tolte per scopi transumani, dall’instancabile lavoro di veri déi inferi, intelligentissimi, seducenti oltre ogni limite che possono insegnarci, unici, il nietzschiano Übermensch oppure avvinghiarci e invischiarci nelle loro spire e reti tecnocratiche.

 

fedro biga

Il mito del carro alato nel Fedro

Cairotico punto d’incontro tra Apollo, Dioniso e Cristo è la platonica mania, soprattutto la quarta – originario Logos, storicamente divenuto, a beneficio e riscatto dell’uomo, Sanguis Christi – delle quattro citate nel Fedro:
«L’ispirazione divinatoria l’abbiamo attribuita ad Apollo, quella iniziatica a Dioniso, quella poetica poi alle Muse, e la quarta ad Afrodite e a Eros».

 

Tutto qui: qui habet aures audiendi, audiat!

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