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Care lettrici - Cari lettori

Sei in Valle è un contenitore culturale, un trimestrale che lancia con questa periodicità dei temi stimolanti, intriganti. Li lancia come una sfida per i nostri collaboratori che scrivono nella propria rubrica dedicata e per chi ci legge, mosso da una sana curiosità. A voi la scelta! Leggere partendo da un tema o farlo consultando la rubrica che più vi interessa.

L’evoluzione dal punto di vista pratico

Verso la gioia del bello

di Egidio Missarelli

albert einstein 1400

Albert Einstein (1879 - 1955)

«Il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao».
Lao Tsu

«Ci sono solo due modi di vivere la propria vita: uno come se niente fosse un miracolo; l’altro come se tutto fosse un miracolo».
Albert Einstein 

«La vita, d’altronde, è un’avventura creativa in atto, uno sviluppo del processo cosmico che chiamiamo evoluzione».
Ervin Laszlo

 

 

Ciò che un mio saggio amico mi disse anni fa, è diventato il leitmotiv della mia vita: «Ci interroghiamo sempre sull’utilità di ciò che facciamo. Ora, se vogliamo contribuire all’evoluzione, dobbiamo agire per pura gioia di ciò che è bello». Sappiate che vedo in anticipo i vostri sguardi attoniti e il vostro diniego. Bene, sappiate pure che la paura alberga nel vostro cuore e nella vostra mente; la vera evoluzione sta proprio nel capire ciò e nel porre rimedio. Ma come è possibile?
Forse non hai neanche provato la vera gioia. Almeno chieditelo! Se ci pensiamo bene, la vera gioia è sempre consustanziale al bello. Chiariamoci un poco le idee… il bello. Nei nostri tempi è un tema che urge essere compreso.

Il bello è ciò che resta quando si è superato il bisogno di superiorità. Quindi, a parte le teorizzazioni che in quanto tali hanno il solo difetto di essere false o parziali e a parte le declinazioni esclusivamente estetiche ed estetizzanti (in un altro articolo ho proposto una lettura di ciò in senso anestetizzante), il bello va compreso su base esperienziale, in cui la sua epifania è assoluta, priva di errori e, nella restituzione dell’uno plotiniano, considerabile come espressione 'esteriore' di un implicito vero e morale.

 

tao 1920

 

Campa cavallo che l’erba cresce!

L’unica evoluzione che io concepisco sta in un atto di onestà, semplicemente mai proclamato perché non è possibile che emerga all’interno di un modus vivendi che lo esclude a priori. Cos’è la lotta per l’esistenza se non il modus operandi e il modus vivendi di un sociale allucinato che interpreta la vita e il vivere come gara, come competizione, in cui il più forte – oggi ha gli occhi a forma di dollari[1] ed è ipocritamente detto, con il linguaggio del politicamente corretto, il più adatto – sovrasta, annulla, schiaccia il più debole? Devo anche spiegarlo?[2] I nuovi mantra sono: obnubilamento delle coscienze, stravolgimento della realtà, impossibilità di conoscere realmente se stessi e il mondo. Le trascrizioni abbondano nella mente sconvolta di chi non ha ancora compreso una vecchia lezione: «Il Tao che si può dire non è il Tao». Anche qui, campa cavallo…

Se io creo il mondo con il mondo, in una esperienza perfettamente creativa, artistica, in cui la meraviglia e la gioia sono l’unico movente, non mi resta proprio del tempo per dimostrare qualcosa a qualcuno o per infastidire gli altri o per, in uno dei tanti modi, aggredirli, schiacciarli, mortificarli, usarli. Ho abbastanza da fare! Anche qui, come diceva una vecchia pubblicità: provare per credere! L’esperienza è la vera discriminante fra una produzione concettuale realistica e consistente di materia eterna e un parlare a vanvera (e sapete cosa era la vanvera, vero?), un banale flatus vocis consistente, invece, di materia inerte e nominalistica, unicissimo caso in cui Roscellino può essere preso sul serio.

È stato detto un grande segreto (ma chi lo ha veramente capito ed esercitato?) nelle seguenti parole di Simone Weil: «Nell’ambito dell’intelligenza, io considero parte costitutiva della virtù di umiltà una certa sospensione del giudizio nei riguardi di tutti i pensieri, quali che siano, nessuno escluso… quando si fa perfetta attenzione a una musica perfettamente bella (e lo stesso vale per l’architettura, la pittura, ecc.), l’intelligenza non ha al riguardo alcunché da affermare o da negare. Ma tutte le facoltà dell’anima, compresa l’intelligenza, tacciono e sono sospese all’ascolto. L’ascolto è applicabile a un oggetto incomprensibile, ma che racchiude della realtà e del bene». In questa direzione è senz’altro di aiuto l’ascolto e l’approfondimento del Prometeo. Tragedia dell’ascolto di Luigi Nono.

 

 

Ciò che va capito è la situazione di totale espropriazione dell’esperienza umana nella quale versiamo, in una riduzione dell’uomo a ‘carne da macello’, alimento di un sistema che è stato descritto in molti modi, tra cui «capitalismo della sorveglianza»[3] di Shoshana Zuboff è uno a mio avviso tra i più efficaci e precisi. Non ci può essere evoluzione senza una reale comprensione di se stessi e del mondo.

Qui habet aures audiendi, audia.


 

[1] “Come la cellula tumorale finisce per distruggere l’organismo ospite, così la macchina del denaro distruggerà il pianeta e le nostre società da cui trae il proprio sostentamento”, da: Il pianeta di tutti, Vandana Shiva.

[2] Ervin Laszlo osserva che “la condivisione valorizza la comunità della vita, mentre gli atti di possedere e accumulare creano divisione, invitano alla concorrenza e alimentano l’invidia. La società condivisa è la norma per le comunità della vita sul pianeta, la società abbiente è tipica solo dell’umanità moderna ed è un’aberrazione”, da: Il mio viaggio.

[3] “Il capitalismo industriale dipendeva dallo sfruttamento e dal controllo della natura. Ora ci rendiamo conto delle sue conseguenze catastrofiche. Ritengo che il capitalismo della sorveglianza dipenda dallo sfruttamento e dal controllo della natura umana. Il mercato ci riduce al nostro comportamento, ci trasforma in un’altra merce fittizia impacchettata perché altri possano consumarla nei principi sociali della società strumentalizzata. Possiamo vedere con chiarezza come questo nuovo capitalismo voglia reinventare la nostra natura per i suoi scopi.
Saremo monitorati e telestimolati come i branchi e gli stormi, come i castori e le api, come le macchine. Dobbiamo vivere nell’alveare. Ma l’alveare che ci aspetta non è naturale, l’hanno fatto gli uomini, l’ha fatto il capitalismo della sorveglianza. I giovani dei quali abbiamo parlato sono gli spiriti del natale futuro, vivono al confine di una nuova forma di potere che dichiara la fine del futuro umano con la sua obsoleta fedeltà agli individui, alla democrazia, all’indipendenza necessaria per avere una morale.
Se ci sveglieremo dal nostro sonno mentale, dalla nostra distrazione e dalla nostra rassegnazione, forse siamo ancora in tempo per cambiare il corso del futuro”, da: Il capitalismo della sorveglianza, Shoshana Zuboff.

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